ORIGINI ED EVOLUZIONE

Benché l'istituzione della razza sia avvenuta formalmente soltanto a metà degli anni venti del XX secolo, le origini del Murgese si perdono nella notte dei tempi. Quanto accaduto prima del riconoscimento ufficiale della razza ci pone davanti a questioni complesse che eviteremo di trattare in questa sede,
Le Puglie vedono nel Murgese la loro più autentica espressione vivente nonché la testimonianza di un passato prestigioso in campo ippotecnico
Un esemplare di stallone murgese all'età di 42 mesi (foto: archivio privato Sig. Serafino Romanazzi)
ma che certamente ci consentono di cogliere l'importanza di questo cavallo a partire dal legame viscerale che esso mantiene con la sua terra di origine e di appartenenza, ovvero il territorio delle Murge da cui la razza prende il nome. Fu per primo Michele De Mauro, veterinario presso il Regio Deposito Stalloni di Foggia in S. Maria Capua Vetere, a segnalare, nel 1925, la presenza nella sub-regione murgiana di "un tipo cavallino mesomorfo a larghi diametri trasversali, di mantello morello zaino, di buona taglia, ben rinsanguato" il quale presentava "tale fissità di caratteri da meritare di essere contraddistinto col nome di cavallo delle Murge". Le Murge e le Puglie tutte, con la loro millenaria vocazione all'allevamento semibrado degli equini vedono nel Cavallo Murgese la loro più autentica espressione vivente nonché la testimonianza di un passato prestigioso in campo ippotecnico. Ci riferiamo ai lunghi millenni in cui l'ippologia è stata per necessità parte essenziale dell'arte bellica e della buona tenuta di imperi, regni, principati, città-stato, comuni, ecc.. Non è un caso che, secondo alcune ricerche svolte a partire dagli anni settanta del secolo scorso dallo studioso Mauro Aurigi, nobili e regnanti europei di tutte le epoche abbiano lasciato traccia indelebile del loro interesse all'impiego in guerra - ma non solo - di destrieri e corsieri allevati in maniera mirata proprio nelle attuali Murge (si pensi alle colline di terra scura frazionate tramite muretti a secco, alle rocce calcaree affioranti, a boschi di querce e tratti di macchia mediterranea sprovvisti di risorse idriche naturali, il tutto in condizioni climatiche estreme sia in inverno sia in estate). Tra coloro i quali hanno fatto delle Murge il luogo geografico di una ippicoltura d'eccellenza spiccano i nomi di Alessandro Magno, di Annibale, di Federico II di Svevia, della Serenissima di Venezia; e considerata l'importanza del cavallo nelle società e nelle culture preindustriali appare evidente come le qualità degli equini (non solo cavalli) allevati nelle Murge fossero peculiari in termini di rusticità, solidità e resistenza e fossero frutto principalmente delle eccezionali condizioni fitoclimatiche e pedoclimatiche delle Murge e della loro predisposizione al semibradismo, fondamentale per temprare puledri anche fino ai cinque anni di età. Tutte queste caratteristiche si ritrovano nell'attuale razza Murgese: la durezza dello zoccolo, la robustezza degli arti, la solidità del tronco, la sicurezza del passo e anche la lampante bellezza che ne fanno un cavallo adatto ad ogni tipo di impiego: nell'equitazione da diporto, nelle discipline agonistiche, negli attacchi sportivi ed eleganti, ma anche come cavalcature a servizio di speciali squadre a cavallo come, ad esempio, quelle del Corpo Forestale dello Stato. A ciò si aggiunge la documentata "napolitanità" della razza Murgese, ossia la sua discendenza da ceppi genealogici di grande pregio ippotecnico come quelli di alcune antiche razze nobiliari del Regno di Napoli - in particolare quella degli Acquaviva d'Aragona, Conti di Conversano e Duchi di Noci, e quella dei Caracciolo, Duchi di Martina Franca - che per evidenti ragioni di atavismo consente al Cavallo Murgese di ben figurare
negli esercizi e nelle gare dell'alta scuola e di dressage. A ciò si aggiunge una caratteristica unica della razza: la predisposizione al lavoro degli stalloni che, a differenza di di quelli altre razze, appaiono docili e sottomessi tanto da renderne pressoché inutile la castrazione. All'origine di questa peculiarità vi è ancora una volta il prezioso retaggio del cavallo bellico italico che quasi sempre, specialmente nella tradizione del Sud della Penisola, doveva essere maschio intero (o stallone). Questa caratteristica si è consolidata e protratta fino a pochi decenni fa anche grazie all'impiego nelle Murge di cavalli maschi rigorosamente interi, sia nel settore dei trasporti sia in quello dell'agricoltura.
Per via della selezione impostata quasi totalmente sull'accoppiamento entro razza, nonché per le origini da considerarsi autoctone dei primi nuclei di fattrici impiegati durante le fasi iniziali della selezione, la razza cavallina autoctona delle Murge non conosce pari in termini di italianità. Per queste ragioni, ormai da alcuni anni, si lavora su più fronti per conferire al Murgese il titolo di Cavallo della Repubblica Italiana, sulla linea di quanto già accaduto alla pregiata razza Andalusa che ormai si fregia del titolo di Pura Raza Espaniola (P.R.E.). Oggi il Murgese, dopo un suo forse eccessivo appesantimento e innalzamento, registrato in particolare nei decenni 1960-1970, sta tornando attraverso alcuni ceppi alla sua tipicità, cioè quella delle sue origini (1925-1930). La produzione attuale infatti mostra una razza che, sebbene dotata di un sano polimorfismo - che bene rispecchia i tre modelli del cavallo rinascimentale (il ginetto, il cavallo da armare e il cavallo da due selle) - con grande soddisfazione degli allevatori e dei cultori della razza, ostenta una sempre maggiore presenza di cavalli compatti, gentili, nevrili, forti, resistenti, agili e armoniosi.
Un bimbo con un puledro murgese libero (foto: Checco Curci)
Quanto finora qui scritto nulla toglie al fatto che la storia delle origini e dell'evoluzione del Murgese non può che essere raccontata attraverso i più aggiornati lavori di carattere scientifico prodotti in decenni di ricerche, studi ed esperienze svolti da figure di spicco nel panorama ippologico ed ippotecnico del Mezzogiorno d'Italia. Non troviamo, pertanto, ragione di trattare per mano nostra, in un vano tentativo di riscrittura sintetica, temi importanti come sono, per noi, quelli che riguardano le vicende del Cavallo Murgese nei più ampi contesti zootecnici italiano ed europeo.
A dispetto del fatto che la letteratura di cui oggi disponiamo sul Murgese è variegata, ci pare doveroso in questa sede rinviare alla fonti che riteniamo indispensabili per raccontare le origini e l'evoluzione della razza. Il consolidato ma sempre attivo lavoro di ricerca e studio sul Cavallo Murgese condotto da Giuseppe Maria Fraddosio - reso possibile anche grazie ai preziosi contributi lealmente e generosamente fornitigli da Luca Pastore, da Fabio Silvestre e da alcuni allevatori meridionali fortemente motivati ed impegnati - permette oggi a chiunque desideri approfondire la conoscenza della razza cavallina autoctona delle Murge di avvalersi di un ricco patrimonio documentale, sia letterario sia iconografico.

Si consiglia, dunque, un'attenta lettura del saggio di Giuseppe Maria Fraddosio intitolato "Il Cavallo delle Murge", in http://www.cavallodellemurge.it/Cavalli.htm

NEWS